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Ho cercato le parole che potessero esprimere il senso di un giorno, come quello del 9 maggio, dedicato ai magistrati vittime del terrorismo.

Le ho trovate in una lettera scritta nel 1957 da Guido Galli (magistrato ucciso dai terroristi di “Prima Linea”) al padre: “Perché vedi, papà, io non ho mai pensato ai grandi clienti o alle belle sentenze o ai libri. Io ho pensato, soprattutto, e ti prego di credere che dico la verità come forse non l’ho mai detta in vita mia, a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualcosa per gli altri”.

Sono parole che esprimono un progetto di vita ma, prima ancora, rappresentano un modo di essere attraverso il quale approcciarsi alla realtà quotidiana.

L’esempio dei magistrati che hanno dato la vita per adempiere i loro compiti istituzionali – e, a ben vedere, per aver scelto di seguire, prima di ogni altra cosa, la propria coscienza e i principi della miglior umanità – sono un graffio sulle coscienze più sonnolenti. E frantumano le certezze di chi identifica per “realismo politico” ciò che, invece, è solo il comodo adeguarsi a modelli di comportamento improntati a furbizia, visibilità, vantaggi personali, servile calcolo politico.

Gli atti di quegli Uomini normali – almeno per chi considera “normale” che vi siano idee e valori che superano la convenienza contingente – sono la prova che è possibile dare un senso profondo alla propria esistenza. Le loro vicende umane costituiscono uno straordinario insegnamento secondo il quale la vita di un cittadino degno del suo status non dipende dal “dove” e dal “quanto” si vive, ma dal “come” si vive. Dalla profondità di significato che si è saputo dare alla propria vita e a quella degli altri.

Il 9 maggio non è una data di pura risonanza emotiva. L’esempio di quei fratelli maggiori ci consegna l’obbligo morale di essere profeti nel proprio tempo, anche a costo di pagare di persona per ciò in cui crede e si agisce, nel silenzio complice degli opportunisti.

Le vite di quei magistrati, quindi, non sono un’icona spenta, ma una risorsa per l’umanità migliore. Rappresentano la evangelica “luce sopra il moggio” che illumina questo tempo oscuro nel quale superficialità, incoerenza, adulazione del popolo a fini personali e propagandistici vengono spacciate come le uniche regole che muovono la politica e i rapporti tra le persone, mentre costituiscono solo lo strumento di pochi per mantenere e gestire il Potere sui molti.

Quelle vite spezzate devono essere uno potente antidoto della conoscenza contro le mistificazioni e le distorsioni mediatiche di chi si dimostra insensibile alle conseguenze che si provocano nella memoria condivisa della comunità nazionale, nella educazione dei più giovani e nello sviluppo delle loro intelligenze.

Ma ci avvertono di qualcos’altro: che una esistenza è degna quando ciascuno sente, nel profondo, la necessità di una responsabilità schierata, non per un gruppo particolare, ma per la giustizia, i valori e i principi su cui si fonda una società libera e onesta.

Ecco perché, oggi più che mai, il ricordo dei magistrati uccisi deve coincidere col sentirsi tutti educatori di coscienze critiche, contrapponendo, ai conformismi della violenza verbale e del “saper vivere”, la scelta del bene comune sino ai limiti ultimi della coerenza.

Il sacrificio di quei servitori dello Stato lo avremo meritato se esso spingerà a riscoprire antiche radici valoriali, che è appena la remota premessa di qualcosa di più: di un nuovo impegno umano e democratico per una comunità davvero consapevole.

dott. Francesco Messina, giudice Tribunale Trani e coordinatore del Tribunale di Barletta

Ricordiamo chi ha pagato con la vita la lealtà alle istituzioni repubblicane.

Il 9 maggio si celebra al Quirinale il Giorno della Memoria delle Vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Quest’anno l’omaggio è reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane.

Tra loro, si collocano in primo luogo i magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche.

L’ANPI ha aderito all’appello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, intervenendo nei giorni scorsi con autorevolezza e durezza, si è fatto interprete di un generale sentire che è anche il nostro.

“La scelta che oggi annunciamo per il Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta “Associazione dalla parte della democrazia”, per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Essa indica, inoltre, come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’ amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti” (dalla lettera del Presidente Giorgio Napolitano al Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti).

L’ampio risalto mediatico assunto dalla provocazione dei manifesti milanesi si inserisce in un contesto di gravissimo scontro politico ed istituzionale, segnato dalle sempre più frequenti aggressioni mediatiche e politiche, da parte del governo delle destre e del Presidente del Consiglio, contro il Capo dello Stato reo di esercitare il suo mandato di custode della Costituzione, contro la Magistratura ed i “ pm eversivi, cancro da estirpare”, contro la Corte Costituzionale “gremita di comunisti”.

L’ANPI sta con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, schierata a difesa della Costituzione e della Giustizia fondata sull’uguaglianza di tutti i cittadini difronte alla Legge, a difesa di una Magistratura autonoma e indipendente, sostenuta adeguatamente dallo Stato con le necessarie risorse finanziarie e organizzative, decisive per assicurare il diritto alla giustizia e alla sicurezza dei cittadini e dei servitori dello Stato, e per rendere sempre più adeguata e vincente la battaglia alla mafia, al terrorismo, ai poteri criminali.

Scarica il comunicato stampa.

L’ANPI invita i sui soci e tutti i cittadini che si richiamano ai valori di libertà e giustizia, solidarietà e pace, che hanno animato la Lotta di Liberazione e sui quali si fonda la Costituzione della Repubblica:

  • a prendere parte alle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio per contrastare con efficacia l’astensionismo affinché, con una grande partecipazione al voto, in particolare delle nuove generazioni, esso si confermi come una essenziale conquista democratica;
  • a dedicare il proprio voto, in presenza di una grave crisi della democrazia e dei continui attacchi cui è soggetta, a quelle forze politiche ed a quei candidati per i quali l’Antifascismo e la Resistenza costituiscono un patrimonio irrinunciabile e che in coerenza con valori, i principi e gli obiettivi della Costituzione, ispirano i loro programmi e la loro azione all’esigenza di un rinnovamento politico e sociale del Paese ed in particolare della realizzazione di un futuro dignitoso e sereno per le nuove generazioni.
L’ANPI invita i suoi soci e tutti gli antifascisti e i democratici a partecipare al voto referendario del 12 e 13 giugno e a dare indicazioni coerenti col dettato Costituzionale, coi principi di libertà, giustizia, uguaglianza. A favore quindi della tutela dei beni pubblici, contro tutti i provvedimenti che possono mettere a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, e contro quelli che contrastano con l’esigenza e la necessità di una giustizia uguale per tutti.
L’ANPI invita i suoi soci e tutti gli antifascisti e i democratici a partecipare al voto referendario del 12 e 13 giugno e a dare indicazioni coerenti col dettato Costituzionale, coi principi di libertà, giustizia, uguaglianza. A favore quindi della tutela dei beni pubblici, contro tutti i provvedimenti che possono mettere a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, e contro quelli che contrastano con l’esigenza e la necessità di una giustizia uguale per tutti.

La Sezione Provinciale ANPI BAT è in prima linea a fianco del Comitato Referendario “2 SÌ PER L’ACQUA BENE COMUNE” condividendone preoccupazioni, contenuti e finalità.
L’ANPI è contro la svendita e la privatizzazione dei Beni Comuni, in primis l’Acqua!. “Più futuro per la democrazia” è la sfida che l’Anpi ha lanciato a chiusura del suo 15° Congresso Nazionale svoltosi a Torino dal 24 al 27 marzo.  Una sfida possibile grazie anche ai tanti giovani che da 5 anni stanno entrando nell’Associazione, alla ricerca di valori forti, di “radice” su cui investire il loro impegno civile.
L’autoritarismo e il populismo di questo Governo stanno stravolgendo la democrazia repubblicana.
E’ a rischio il diritto che fonda la nostra identità repubblicana: sono a rischio i diritti fondamentali, garantiti, in linea di principio, dalla Costituzione.
L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del Governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte Costituzionale, ora è il turno dei Referendum
Davvero preoccupante è infatti l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum.
Mentre tentano lo scippo del referendum sul nucleare – scippo tutto da verificare, visto che devono ancora pronunciarsi un ramo del Parlamento e la Corte di Cassazione –, il Governo e i poteri forti di questo Paese vogliono provare a fare lo stesso con i due referendum sull’acqua.
Alle tuonanti dichiarazioni del Presidente di Federutility, Roberto Bazzano, che ha chiesto espressamente un intervento legislativo per fermare i referendum sull’acqua, risponde il ministro Romani con l’apertura ad un approfondimento legislativo ad hoc.
A Governo, Federutility e Confindustria diciamo chiaramente : “Non ci provate, giù le mani dai referendum!”.
I referendum sull’acqua hanno ottenuto le firme di 2 milioni di cittadini , senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media.  Una straordinaria mobilitazione che chiede l’uscita dell’acqua dal mercato e dei profitti dall’acqua. Che vuole la tutela condivisa di un bene comune essenziale e di un diritto universale. Che rivendica il proprio diritto a decidere in prima persona.
Un grande movimento che non permetterà alcuno scippo dell’acqua e della democrazia. Perché solo la partecipazione è libertà.
Riportiamo un passaggio dal testo del saluto di S. E. Mons. Mariano Crociata, Segretario della CEI, al convegno “Sorella Acqua”, organizzato dai dieci distretti di Italia, Albania, Malta e San Marino del Rotary International, tenutosi il 16 aprile ad Assisi: “…è muovendo da questa storia che ci sentiamo coinvolti, custodi e responsabili di quella risorsa preziosa che oggi è l’acqua, bene troppe volte ridotto a merce, a valore economico, a oggetto di scambio, da cui si vede escluso chi non ha possibilità di reddito per assicurarsela.
A questo diritto umano fondamentale, legato al diritto stesso alla vita, circa un miliardo e mezzo di persone manca di un accesso adeguato; e più ancora sono quelle prive di una sufficiente disponibilità di acqua potabile….. In questo scenario conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi.
Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale
”.
L’ANPI invita dunque tutti i suoi iscritti, gli antifascisti e i democratici a partecipare alla Conferenza promossa dal  Comitato Referendario “ 2 SÌ PER L’ACQUA BENE COMUNE”  ed alla presentazione del libro “ Geopolitica dell’Acqua” di Margherita Ciervo, ricercatrice presso l’Università degli studi di Foggia, che si terrà a Barletta mercoledì 4 maggio alle ore 19,00 presso la Sala San Francesco – Parrocchia Immacolata (Monaci)
Con l’autrice interverranno:

FRANCESCO MASCOLO – Diacono Permanente, Coordinatore Caritas Barletta
VINCENZO SPINA – Referente Provinciale Comitato Referendario BAT “ 2 SÌ per l’Acqua Bene Comune”

Modererà l’incontro:

GIUSEPPE CURCI – Giornalista Redazione Gazzetta del Mezzogiorno

Saluti :

EDOARDO CENTONZE – Gioventù Francescana Barletta

Aderiscono al Comitato Referendario e promuovono la conferenza:

CARITAS DIOCESANA TRANI-BARLETTA-BISCEGLIE ٠ ANPI BAT ٠ GIOVENTÙ FRANCESCANA Barletta ٠ COLLETTIVO EXIT ٠ CIRCOLO ARCI “CARLO CAFIERO” ٠ LIBERA ٠ RETE DEGLI STUDENTI MEDI ٠ WWF Barletta ٠ CGIL BAT ٠ UIL BAT