Ruggiero DEGNO
Il partigiano barlettano impiccato in un giorno d’estate
A cura di Tommaso Francavilla
Ruggiero Degno nasce a Barletta il 4 novembre 1921, in vicoletto Canne 12, figlio del barbiere Pietro e Serafina Vitrani. Ruggiero è terzo di sette fratelli. Nel 1925, la famiglia emigra a Rivoli (To). Arriva l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’inizio dell’occupazione tedesca. Il 1 maggio 1944, Ruggiero, ventitreenne, sceglie la lotta partigiana, militando nella 12ª Divisione Autonoma “Bra”, 45ª Brigata, divenendone caposquadra.
Nei giorni del luglio 1944 l’attività della brigata è intensa, fino ad occupare Sommariva Perno (Cuneo) e ad appropriarsi di automezzi del comando tedesco. Nella notte tra il 21 luglio e 22 luglio 1944, 350 tedeschi delle SS comandati dal colonnello Fritz Herbert Dierich e 20 repubblichini fascisti, provenienti dal Scalenghe e Pinerolo, marciano sul paese di Ceresole d’Alba (Cuneo) e con un’azione a tenaglia lo circondano, sorprendono all’alba un gruppo di 11 persone, partigiani e renitenti di leva, tra cui Ruggiero, che tenta la fuga verso il corso del fiume Rio Riccardo, venendo catturato. Soltanto uno dei catturati , Bartolomeo Gioda, 17 anni, è rilasciato, gli altri vengono picchiati a sangue e perquisiti, sottoposti ad un processo farsa che li condanna a morte, nonostante le suppliche delle madri e del parroco don Pietro Cordero, che cerca di far desistere l’ufficiale tedesco Dierich dall’esecuzione e in un estremo tentativo offre la sua vita in cambio dei giovani. Uno dei condannati, Giovanni Trinchero, si oppone con queste parole: “No, arciprete, non è giusto. Tocca a noi morire. Lei deve dare coraggio e salvare gli altri che restano. Dica ai nostri di non piangere e di perdonare. I tedeschi ora non sanno e non possono capire il male che fanno. Io offro la mia vita per il trionfo di Cristo Re e per l’Azione Cattolica mondiale. E così i miei amici. Vero che lo fate?”. Gli altri prigionieri accennano con il capo.
Vengono preparati i cappi. Sei condannati sono impiccati ai balconi dell’albergo “La Campana”, altri tre al balcone della casa adiacente. Ruggiero non muore immediatamente, si dimena disperatamente. Uno degli aguzzini si aggrappa lui, fino la quando ha la certezza che sia morto. I restanti prigionieri verranno uccisi lontani dal paese. I tedeschi delle SS, razziano e bruciano l’albergo, gli impiccati cadono al suolo, per poi essere riappesi e lasciati esposti, con la minaccia di distruggere il paese, nel caso fossero stati rimossi. Viene imposta l’esposizione degli impiccati fino al giorno dopo, quando le salme sono recuperate dalle famiglie. Il Comune di Ceresole d’Alba ha intitolato “Via Martiri di Ceresole” ed un monumento lapide, sui cui sono incisi i nomi dei martiri.
http://intranet.istoreto.it/partigianato/dettaglio.asp?id=30562
https://partigianiditalia.cultura.gov.it/persona/?id=5bf7c80d4d23521804a051e0