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Tonino RUSSO

Tonino RUSSO nacque a Barletta il 28 maggio 1922

Catturato a soli 21 anni, dopo l’8 settembre, venne deportato in Polonia, poi in Germania fino a raggiungere lo Stammlager IVB di Mühlberg e, quindi, il Reservelazarett di Zeithain, tristemente conosciuto come “campo di morte”, dove erano trasferiti gli IMI (Internati Militari Italiani) gravemente malati

Il lazzaretto di Zeithain, poco aveva di ospedale: mancanza di medicine, vitto scarso, baracche sporche. Nel campo C, dove vennero portati anche gli ammalati di TBC, morì il maggior numero degli internati italiani: circa 900

A Zeithan erano internate anche alcune crocerossine italiane catturate dai tedeschi: poche si schierarono a fianco dei nazifascisti; rimasero tra gli ammalati, prestando in maniera instancabile l’opera di assistenza. Tra di loro Maria Vittoria Zeme.

Il campo di Zeithain fu liberato dall’Armata rossa il 23 aprile 1945

“La cosiddetta liberazione avvenuta il 23 aprile, fu una farsa tragica per noi: i Russi ci ignorarono, ci spinsero a togliere l’incomodo dalle sordide baracche, ci lasciarono in balia di noi stessi, dei mezzi che non avevamo, dei nostri due medici impotenti. È stato ammirevole, Antonio. Ma Antonio avrebbe saputo respirare l’alito della morte senza fremere, perché era forte… “

(da “Il buon senso“del 17 novembre 1945)

Tonino Russo morì a Zeithain il 18 agosto 1945, a soli 23 anni

Nella sua ultima lettera del 6 luglio 1945, scrisse:

Mamma cara, […] le mie condizioni sono divenute quasi stazionarie […] Vorrei che tu fossi qui per poterti convincere della mia serenità e tranquillità. Le mie giornate non sono affatto tristi, aspetto che si compia quanto desidero da tempo, leggendo e ascoltando un po’ di musica fatta dai miei compagni meno gravi. Non ho sofferto e non soffro, mamma, perciò non voglio che nessuno soffra per me, soprattutto tu. Vedi, se tornassi in queste condizioni, sono certo che non riuscirei a sopportare la situazione che verrei a generare e se qui, per me, la vita non ha più alcuna importanza, laggiù mi sembrerebbe addirittura odiosa; perciò, accetta serenamente quanto accade così come io l’ho accettato. Ora vorrei pregare e vorrei che sentissero, fin nel profondo del cuore, i miei fratelli quello che io chiedo loro: io non ho saputo dare alla mamma quelle soddisfazioni, quelle gioie alle quali ogni madre ha diritto, anzi, per causa mia molte volte ha sofferto. Vi prego, dunque, di circondarla di tanto affetto, di tanta venerazione, di tanto rispetto. Il mio forte abbraccio a tutti”.

I primi IMI morti a Zeithain furono sepolti nel cimitero di Mühlberg. Una volta liberato il campo, si disse che i resti dei soldati fossero stati trasferiti in fosse comuni nel cimitero di Neurburxdorf

Ma Padre Luca Ajroldi, che visse venti mesi a Zeithain prestando assistenza agli ammalati, non si rassegnò a quella versione. Gli sembrò poco credibile che qualcuno (i Russi o altri) si fosse dedicato alla traslazione dei resti di 900 soldati italiani

Grazie alla sua ostinazione, fu possibile ritrovare il luogo dove erano sepolti gli italiani e riportare in patria, nel 1991, i loro resti.

 “Mi piace, a questo punto, ricordare, per tutti, un solo nome: quello di un giovanissimo ufficiale barlettano, il Tenente Tonino Russo. Era un bravo ragazzo, vivace, buono, generoso, atletico. Non aveva ancora vent’anni quando realizzò il suo sogno di entrare nell’Accademia militare di Modena. Poco più che ventenne, diventò ufficiale. Quando cadde prigioniero dei Tedeschi, nel settembre 1943 aveva poco più di ventuno anni: era nato, infatti, il 22 maggio 1922.

Non volle rinnegare il giuramento prestato; volle mantenere integro l’orgoglio di salvaguardare i valori che lo avevano guidato nella sua scelta di vita. il suo fisico non resse agli stenti, alle privazioni, ai maltrattamenti inflittigli. Un crudele male ebbe il sopravvento: morì il 18 agosto 1945 nel lager di Zeithain”.

(da “8 settembre 1943: L’Armistizio a Barletta“di Maria Grasso, 1995)

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GALLERIA

Tonino RUSSO

Stammlager IV B
Reservelazarett di Zeithain
Reservelazarett di Zeithain
Reservelazarett di Zeithain
Padre Luca AJROLDI
Il ritorno dei resti in Italia