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Il naufragio del piroscafo Oria

8 settembre 1943: i soldati italiani, colpevolmente lasciati senza ordini, vengono catturati dai tedeschi e deportati nei lager nazisti. Sono 650.000; la maggior parte di loro si rifiuta di aderire al nazismo o alla Repubblica fascista di Salò.

In tanti hanno sentito parlare della eroica resistenza, sull’isola di Cefalonia, della 33ª Divisione “Acqui”, del generale Antonio Gandin e del barbaro eccidio di circa 6500 soldati, la maggior parte dei quali uccisi dopo la cessazione dei combattimenti, per vendetta.

Ma chi conosce la tragedia del piroscafo Oria?

La nave che era stata requisita dai tedeschi, salpò l’11 febbraio 1944 da Rodi per il Pireo. A bordo più di 4000 prigionieri italiani da internare nei lager nazisti, 90 soldati tedeschi di guardia, oltre agli uomini dell’equipaggio norvegese.

Il 12 febbraio, a causa del sovraccarico e travolto da una tempesta, l’Oria affondò presso Capo Sunio (sulla punta meridionale dell’Attica), a poche miglia dalla destinazione finale.

I soccorsi furono ostacolati dalle pessime condizioni del mare: si salvarono solo 37 italiani, 6 tedeschi, un greco, 5 uomini dell’equipaggio.

I cadaveri di circa 250 uomini, spinti sulla costa dalla tempesta, furono sepolti in fosse comuni e, in seguito, traslati in cimiteri dei paesi della costa pugliese e, poi, nel Sacrario dei caduti d’Oltremare di Bari. I resti di tutti gli altri non sono mai stati recuperati.

La storia del naufragio del piroscafo Oria e la sorte di quegli uomini furono ignorate per decenni anche in Italia nonostante ci fossero le testimonianze dei pochi sopravvissuti; tra di esse, quella del barlettano Giovanni Corcella e quella del sergente di artiglieria Giuseppe Guarisco che il 27 ottobre 1946 redasse un lucido, dettagliato resoconto del naufragio per la Direzione generale del Ministero della Difesa.

“Dopo l’urto della nave contro lo scoglio venni gettato per terra e quando potei rialzarmi un’ondata fortissima mi spinse in un localetto situato a prua della nave, sullo stesso piano della coperta, la cui porta si chiuse. In detto locale c’era ancora la luce accesa e vidi che vi erano altri sei militari. Dopo poco la luce si spense e l’acqua iniziò ad entrare con maggior violenza. Salimmo in una specie di armadio per restare all’asciutto, di tanto in tanto mettevo un piede in basso per vedere il livello dell’acqua. Passammo la notte pregando col terrore che tutto si inabissasse in fondo al mare.

Le ore passavano ma nessuno veniva in nostro soccorso […]. Uno di noi, sfruttando il momento che la porta rimaneva aperta, si gettò oltre essa per trovare qualche via d’uscita e dopo un’attesa che ci parve eterna lo vedemmo chiamarci al di sopra del finestrino. Ci disse allora che era passato attraverso uno squarcio appena sott’acqua. Un altro compagno, pur essendo stato da me dissuaso, volle tentare l’uscita ma non lo rivedemmo più.

Quello che era riuscito ad uscire ci disse che dove eravamo noi, all’estremità della prua, era l’unica parte della nave rimasta fuori dall’acqua e che intorno non si vedeva nessuno all’infuori degli aerei che continuavano a incrociarsi nel cielo e ai quali faceva segnali. Poco dopo si accostò una barca con due marinai; essi dissero che erano italiani, dell’equipaggio di un rimorchiatore requisito dai tedeschi. Ci dissero di stare calmi che presto ci avrebbero liberati. Ma sopraggiunse l’oscurità e dovemmo passare un’altra nottata più tremenda forse della prima”.

Tra le vittime di questa ennesima tragedia sconosciuta ci sono: Nicola Lorusso, Giuseppe Mosca, Michele Zagaria di Andria; Francesco Capuano, Domenico Catapano, Savino Chiumeo, Agostino Dicorato, Gennaro Gorgoglione, Luigi Lanotte, Matteo Lattanzio, Salvatore Lovreglio, Tobia Mascolo, Nicola Papeo, Agostino Piccolo, Ruggiero Riefolo, Domenico Rizzi, Vito Rizzi, Michele Zagaria di Barletta; Pantaleo Amoruso, Nicola Monopoli di Bisceglie; Cosimo Fiore, Pasquale Matarrese di Canosa di Puglia; Vitantonio Sardaro di Margherita di Savoia; Salvatore Piazzolla di San Ferdinando di Puglia; Giuseppe Blasi, Felice Grasso di Spinazzola; Michele Caruso, Antonio Palmieri di Trani; Cesare Marrone di Trinitapoli.

Forse neppure i discendenti di queste innocenti vittime della folle tragedia della guerra conoscono questa vicenda che merita di far parte della memoria collettiva della nostra Provincia.

LINK ESTERNI

http://www.piroscafooria.it/

GALLERIA

Il piroscafo Oria
Il piroscafo Oria
Il barlettano Francesco Capuano

La testimonianza di Giovanni Corcella