Skip to content Skip to left sidebar Skip to footer

Mese: Ottobre 2021

CARABINIERI DELLA BAT: PARTIGIANI E DEPORTATI NEI LAGER DEL TERZO REICH

8 settembre 1943: l’Italia scopre che è stato firmato l’armistizio con gli Alleati: in tanti sperano che la guerra sia finita o che sia vicina alla fine.

La guerra, invece, continua: a partire dalle ore successive all’annuncio ha inizio l’occupazione militare tedesca. L’esercito privo di ordini e di direttive chiare è lasciato allo sbando, il re, la sua famiglia e lo stesso generale Badoglio abbandonano Roma e fuggono a Brindisi.

Alcuni reparti militari non si arrendono, non depongono le armi e resistono. Succede a Porta San Paolo a Roma, a Cefalonia, a Kos, a Barletta: sono tentativi disperati e spesso finiscono in maniera tragica.

A Napoli, prima tra le grandi città europee a insorgere contro l’occupazione tedesca, militari e cittadini danno vita alle “quattro giornate” e riescono a cacciare i Tedeschi.

Nascono i primi gruppi di partigiani che si trasformeranno, poi, in vere e proprie formazioni organizzate.

Inizia così la Resistenza che libererà il paese dal nazifascismo e restituirà dignità a un popolo oppresso da vent’anni di dittatura e sfiancato da una lunga, assurda guerra.

All’interno della “grande” Storia della Guerra di Liberazione ci sono tante “piccole” storie, spesso ignorate, che devono essere riportate alla luce e conosciute perché emerga in modo chiaro e si comprenda fino in fondo, al di là di pericolose semplificazioni, la complessità della vicenda resistenziale e il suo aspetto corale. Una delle “piccole” storie sconosciute è quella dei Carabinieri.

Sin dalle prime ore successive alla proclamazione dell’Armistizio, i Reali Carabinieri sono in prima fila negli episodi di resistenza contro le aggressioni naziste: lo sono a Roma come a Napoli, ma non solo. In tutto il Sud, fino alle più piccole comunità, sono lì a registrare e testimoniare le prime violenze della Wehrmacht in Italia.

Il 7 ottobre il comando germanico decreta lo scioglimento dei reparti dell’Arma e il loro trasferimento nel territorio del Reich. A Roma oltre 2000 carabinieri di stanza nella città, vengono catturati, disarmati, caricati su vagoni merci nelle stazioni di Roma Ostiense e di Roma Trastevere e deportati nei lager nazisti. Moltissimi di quelli che riescono a sottrarsi alla cattura, danno vita al Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri, comandato dal generale Filippo Caruso. Alle Fosse Ardeatine sono 12 i carabinieri trucidati. Innumerevoli sono, poi, gli episodi che vedono carabinieri protagonisti e che si succedono fino alla Liberazione.

Anche in questo caso, la nostra provincia, vanta storie di tanti carabinieri da raccontare.

ANDRIA:

  1. Michele CHIAPPERINO, partigiano nella Brigata “Matteotti dal 14 ottobre 1944 fino alla Liberazione
  2. Michele DE FATO, Carabiniere ausiliario nella 63ª Compagnia Carabinieri a Coriza (Albania). Catturato il 9 settembre 1943 e internato a Karlsruhe.
  3. Victor FERRI. Partigiano nella 4ª Divisione Giustizia e Libertà con il nome di battaglia “Victor”,.
  4. Guido GUADAGNO. Catturato a Roma il 7 ottobre 1943. Internato nel VII° Distretto Militare (Monaco di Baviera) e nello stalag X C.
  5. Antonio GUGLIELMI. Catturato e deportato in Germania il 5 agosto 1944.
  6. Riccardo INCHINGOLO, partigiano. Residente a Novellara (RE). Combatte, con il nome di battaglia “Mauro”, nella 77ª SAP.
  7. MATERA Salvatore, partigiano nella Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia” in Jugoslavia. Catturato dagli Ustascia e condotto a Sarajevo. Ricoverato in ospedale per deperimento organico, dimesso il 24 aprile 1944 e avviato al lavoro coatto. Nuovamente ricoverato nell’ospedale di Sarajevo il 25 novembre 1944 per tifo petecchiale. Liberato il 7 aprile 1945 dai partigiani jugoslavi. Diploma d’onore del Ministero della Guerra per partecipazione alla Guerra di Liberazione.
  8. Francesco TODISCO, partigiano nella Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia” in Jugoslavia. Diploma d’onore del Ministero della Guerra per partecipazione alla Guerra di Liberazione.
  9. Vito TROIA, allievo carabiniere. Catturato il 9 settembre 1943. Deportato e internato in Germania.

BARLETTA

  1. Giovanni BUFO, catturato a Coriza (Albania) e internato in Germania
  2. Nunzio CARONE, carabiniere in servizio presso la stazione di Sacile (UD). Partigiano nella Divisione “Osoppo Friuli” con il nome di battaglia “Fiore secondo”.
  3. Nicola CERVELLO. Catturato il 10 settembre 1943. Deportato e internato fino al 13 maggio 1945.
  4. Lorenzo DELLISANTI, partigiano nella 3ª Divisione “Alpi” della Brigata “Val Josina”.
  5. Ruggero DI PALMA, carabiniere presso la Stazione principale di Piacenza. Partigiano nel Corpo Volontari della Libertà – 1ª Divisione “Piacenza”
  6. Cataldo DI PINTO, catturato a Roma mentre faceva parte 4ª Compagnia Allievi Carabinieri. Deportato e internato fino al 7 maggio 1945.
  7. Michele FUMARULO, carabiniere in servizio presso il 10° Battaglione Reali Carabinieri a Chambéry (Francia). Partigiano nel Comando Militare “Valsesia” (Centro Informazioni Polizia).
  8. Giuseppe LABORAGINE, partigiano nella 1ª Brigata d’assalto “Matteotti” della Divisione “Monte Grappa”. Caduto in combattimento il 24 settembre 1944 nella zona del Grappa assieme ad altri sei commilitoni carabinieri. Il suo corpo non fu recuperato.
  9. Ruggiero MORELLI (MORELLA), carabiniere ausiliario in servizio a Modena. Collabora con le formazioni partigiane della 27ª Brigata “Bigi” militando nelle file della formazione “Azeglio Rinfranti”.
  10. Carmine PALMITESSA. Allievo carabiniere. Catturato il 29 settembre 1943 e deportato nei lager nazisti. Liberato 12 aprile 1945.
  11. Domenico QUADRARO, allievo carabiniere. Catturato in Grecia e deportato in Germania.
  12. Damiano RIZZI, catturato il 13 settembre 1943 e internato nei lager nazisti.
  13. Arcangelo ROCIOLA, allievo carabiniere. Catturato il 9 settembre 1943 e deportato in Germania.
  14. Gennaro RUOTOLO. Catturato il 5 agosto 1944 nell’ospedale militare di Alessandria. Deportato e internato nello stalag VI-C/Z.
  15. Pasquale SANTORO, tenente dei Carabinieri. Catturato sul fronte greco il 9 settembre 1943. Internato nello stalag III A con matricola 123845.
  16. Luigi SFREGOLA. Carabiniere in servizio a Gorizia (San Pietro). Partigiano nella Divisione Garibaldi Brigata “Matteotti” Distaccamento “Oberdan” nella zona di Porretta Terme (Bologna), poi, nella Brigata Giustizia e Libertà “Montagna” e nella 2ª Brigata “Garibaldi – Oberdan Chiesa”. Nome di battaglia “Luigi Primo”. Croce di guerra al merito.
  17. Nunzio SFREGOLA. Maresciallo capo Carabinieri. Catturato a Bolzano il 9 settembre 1943. Internato nello stalag XVII-A di Kaisersteinbruch.
  18. Giuseppe SPINAZZOLA, partigiano nella Brigata “Matteotti”.
  19. Michelangelo STRIGNANO, allievo carabiniere. Catturato il 12 settembre 1943 e deportato in Germania.
  20. Giuseppe TUPPUTI, partigiano a Roma. Medaglia di Bronzo al Valor militare.
  21. Giuseppe VIRGILIO, Maresciallo maggiore dei Carabinieri di stanza a Piacenza. Partigiano nel Comando Unico della 13ª Zona operativa (Piacenza).

BISCEGLIE

  1. Mauro DI NISO, carabiniere a cavallo. Catturato il 9 settembre 1943 e deportato in Germania.
  2. Mauro FRISARI, partigiano nell’8ª Brigata “Garibaldi” con il nome di battaglia “Mauro”.
  3. Lorenzo GAROFOLI, Brigadiere dei Carabinieri in servizio presso la Legione Carabinieri “Abruzzi” di stanza a Chieti. Catturato a Cettigne (Montenegro) il 10 settembre 1943. Internato in Serbia ed evaso il 23 luglio 1944 mentre veniva deportato in Germania. Partigiano nella 4ª Brigata “Guarini” della 2ª Divisione Garibaldi “Cascione” in provincia di Imperia col nome di battaglia “Mario”.
  4. Vincenzo LAFRANCESCHINA, Carabiniere ausiliario. Internato nei lager nazisti. Croce al merito di guerra per “internamento, in Germania”.
  5. Pantaleo LOSAPIO. Catturato l’8 settembre 1943 e internato nei lager nazisti.
  6. Vincenzo PAPAGNI. Catturato il 2 giugno 1944 e internato nei lager nazisti.
  7. Pietro POVIA. Partigiano nella Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia”, in Jugoslavia.

CANOSA DI PUGLIA

  1. Costanzo BELFIORE. Maresciallo maggiore del 2° Battaglione Carabinieri in Albania. Sbandato dopo l’8 settembre 1943 in territorio albanese. Partigiano nelle formazioni albanesi. Catturato dai Tedeschi e internato in Germania. Liberato dagli Alleati il 12 settembre 1944. Trattenuto dalle Forze armate russe e internato in campo di concentramento in Lituania. Deceduto il 14 febbraio 1945 nel campo n. 213 nei pressi di Leningrado.
  2. Clemente CIRILLO. Allievo carabiniere. Catturato il 9 settembre 1943 e internato nei lager nazisti.
  3. Pietro CURCI. Catturato a Tirana il 9 settembre 1943. Deportato e internato nello stalag VI D (Hattingen).
  4. Leonardo DI GIOIA. Brigadiere dei Carabinieri. Catturato l’8 settembre 1943. Deportato in Germania e deceduto il 20 giugno 1944, in seguito a “bombardamento aereo”. Attualmente sepolto ad Amburgo (Germania) nel Cimitero Militare Italiano d’onore. Posizione tombale: Riquadro 5 – Fila F – Tomba 12.
  5. Giuseppe LAGRASTA. Brigadiere dei Carabinieri. Deceduto in Germania, durante l’internamento, il 1° gennaio 1944.
  6. Giuseppe LAVACCA. Carabiniere. Catturato dai Tedeschi dopo l’8 settembre 1943, viene liberato a condizione che entri a far parte dei Carabinieri della RSI. Successivamente entra nell’87a Brigata Autonoma “Vertosan” in Valle d’Aosta. La formazione partigiana si trasferisce in Francia, a Grenoble, dove a causa del congelamento di entrambi i piedi, viene ricoverato nell’Ospedale militare.
  7. Nicola LENOCI. Carabiniere. Catturato dai Tedeschi e internato nel Motzlich Lager Nord. Fucilato il 13 aprile 1945, assieme ad altri 15 carabinieri e dieci soldati italiani, nel bosco nei pressi del paesino di Stiege (Fronte Tedesco). I corpi, dopo la fucilazione, furono abbandonati sul posto in una fossa comune. L’unico carabiniere sopravvissuto, Mario Bianchi, a distanza di giorni, condusse sul luogo alcuni soldati americani che recuperarono le salme e le seppellirono, il 13 maggio 1945, nel cimitero di Stiege-Harz. Sepoltura definitiva a Bari, nel Sacrario Militare Caduti d’oltremare.
  8. Savino PRUDENTE. Allievo carabiniere Catturato il 13 ottobre 1943. Deportato in Germania e liberato, dall’Armata rossa sovietica, il 2 maggio 1945.
  9. Gaetano VALENTINO. Allievo carabiniere. Catturato ad Argirocastro (Albania) l’8 settembre 1943 e internato in Germania.
  10. Michele ZENOB(B)I. Carabiniere della Legione di Roma. Catturato a Tirana il 9 settembre 1943 e internato nei lager nazisti.

MARGHERITA DI SAVOIA

  1. Francesco GARBETTA, Maresciallo maggiore dei Carabinieri. Partigiano nelle file del F.M.C.R. – Banda “Caruso”, dall’8 ottobre 1943 al 4 giugno 1944.
  2. Angelo SORCE. Catturato a Bologna il 7 agosto 1944 e deportato in Germania.

MINERVINO MURGE

  1. Archimede D’ANGELLA. Catturato ad Atene Il 15 settembre 1943. Deportato e internato con il n. 242399 negli stalag IV B e IV D. Costretto a lavorare nell’Arb. K.do Reinsdorf Vasan Wittenberg.
  2. Natale POLICASTRO Carabiniere. Combatte, con il nome di battaglia “William”, nelle file della 17ª Brigata “Garibaldi”.
  3. Michele SCHIRALDI. Residente a Torino. Partigiano nella Divisione “Monferrato” con il nome di battaglia “Caramba”.

SAN FERDINANDO DI PUGLIA

  1. Luigi BALDUCCI. Brigadiere dei Carabinieri. Catturato dai Tedeschi e internato in un dulag in Grecia dove muore il 21 gennaio 1944.
  2. Michele RINELLA. Appuntato dei Carabinieri. Catturato a Kukës (Albania) dopo l’8 settembre 1943. Deceduto per malattia ad Haidfeld (Vösendorf – sottocampo di Mauthausen), in Austria. Sepolto ad Haidfeld (Comune di Vösendorf)

SPINAZZOLA

  1. Giuseppe CONTINI. Vicebrigadiere dei Carabinieri residente a Cuneo. Partigiano nella 1ª Brigata SAP “Cuneo”.
  2. Saverio DI TULLIO. Partigiano nel Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri – Banda “Filippo Caruso” a Roma.

TRANI

  1. Andrea CORTELLINO. Carabiniere del 6° Nucleo mobile di Polizia per la Venezia Giulia. Dopo l’8 settembre 1943 si dà alla macchia fino al 5 settembre 1944 quando entra a far parte della 3ª Divisione “Osoppo Friuli” – 6° Battaglione “Caporetto”. Opera nella zona di Udine. Catturato il 29 settembre 1944 e incarcerato a Udine. Il 1° ottobre 1944 viene deportato e internato a Dachau (matr. 112948) e, poi, a Neugamme (a sud-est di Amburgo) con il n. di matr. 62546.
  2. Domenico CORTELLINO. Carabiniere effettivo della 173ª sezione Mista. Catturato ad Elbasan (Albania) il 10 settembre 1943. Deportato e internato a Bitola, nello stalag IX C, nel KZ di Buchenwald e nello stalag X A.
  3. Giovanni D’ANGELO. Carabiniere del 4° Battaglione mobile. Catturato in Albania e internato nello stalag V A.
  4. Francesco DELL’OGLIO, carabiniere della Legione territoriale degli Abruzzi. Partigiano ad Agnone (CB). Decorato con Medaglia di Bronzo al Valor militare per il suo impegno partigiano.
  5. Raffaele DI TOMA. In servizio a Zara nel 22° Battaglione Carabinieri. Partigiano nella Brigata “Polizia Cisa ovest” con il nome di battaglia “Raffica”.
  6. Dante FACONDI. Carabiniere a cavallo. Catturato a Roma e internato con il n. 122472 in Germania, nello stalag VII A. Qui, verrà impiegato nel lavoro coatto, a Monaco, nell’Arb. Kdo3697.
  7. Biagio PALUMBO. Allievo carabiniere. Catturato il 4 luglio 1944 e deportato in Germania.

TRINITAPOLI

  1. Gioacchino BONAVITACOLA in servizio nel 26° Battaglione Carabinieri. Partigiano nella 1ª Divisione Giustizia e Libertà “Val Gesso”.
  2. Narducci COLASCILLA. Catturato a Genova il 3 maggio 1944. Internato in Ungheria e in Austria.
  3. Michele DEL NEGRO. Catturato in Grecia il 9 settembre 1943 e internato nei lager nazisti.
  4. Francesco DI PALMA. Appuntato dei Carabinieri in servizio a Monterotondo (Roma) nella 2ª Compagnia del Gruppo Autonomo CC.RR. Il 9 settembre 1943, alle ore 08,20, Monterotondo, dopo un mitragliamento aereo, viene attaccata da paracadutisti tedeschi che sparano anche sulla popolazione civile. Il reparto dei Carabinieri, al quale si uniscono anche civili, resiste contro forze nemiche preponderanti ma è costretto alla resa alle ore 17,30. Nel corso dei combattimenti Francesco Di Palma viene ferito al volto, al gluteo e alla mano destra e viene ricoverato in ospedale che abbandona alla fine di settembre per sottrarsi alla cattura da parte dei Tedeschi. Si reca a Roma e, partire dall’8 ottobre 1943, entra nel F.M.C.R. – “Banda Caruso”.
  5. Ruggero LAMACCHIA. Brigadiere dei Carabinieri. Deceduto il 31 dicembre 1943 durante l’internamento in Germania.
  6. Michele RUSSO. Carabiniere della 2ª Divisione Allievi Carabinieri. Catturato presso il Comando di Roma della Legione Allievi Carabinieri il 7 ottobre 1943 e internato negli stalag VII A di Moosburg e di Hechendorf bei Murnau.
  7. Ruggiero SARCINA. Carabiniere appartenente al 13ª Battaglione Carabinieri Mobilitato. Catturato l’8 settembre 1943 e internato negli stalag di Sandbostel e di Wietzendorf.
  8. Nicola TARANTINO. Catturato in Montenegro l’8 settembre 1943 e internato con il numero di matricola 11336.

Da “Deportati, Internati Militari, Partigiani e Vittime della vendetta tedesca della Provincia di Barletta Andria Trani” di Pati Luceri e Roberto Tarantino

MOSTRA “NONOSTANTE IL LUNGO TEMPO TRASCORSO… LE STRAGI NAZIFASCISTE NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE. 1943-1945”

Pieghevole, pagina 1
Pieghevole, pagina 2
Pieghevole, pagina 3
Lettera ringraziamento

Dal 9 al 30 settembre 2021 presso il Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate (in via dei Fori Imperiali a Roma) si è tenuta la mostra “Nonostante il lungo tempo trascorso… Le stragi nazifasciste nella guerra di liberazione. 1943-1945”, curata da Marco De Paolis con la collaborazione scientifica di Isabella Insolvibile, Alessia Glielmi e Emilio Tirone.

Barletta, annoverata tra le città italiane ove si perpetrarono le principali stragi nazifasciste tra il 1943 e il 1945, era presente con le immagini dell’occupazione tedesca del settembre 1943 (vedi pagina 3 del pieghevole) messe a disposizione dall’ANPI BAT “Anna Maria Mascherini e Francesco Gammarota”.

L’ANPI BAT continuerà sempre a tutelare la memoria dei protagonisti e degli eventi della nostra terra che portarono alla Liberazione dal nazifascismo.

Ringrazio Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea “Tommaso Fiore” di Bari e Annabella De Robertis per la collaborazione e per l’attenzione che sempre riservano alla nostra città.

CI FU CHI DISSE NO

Riflessioni sul Giuramento di fedeltà al regime che avvenne novant’anni fa, l’8 Ottobre 1931.

Un contributo di Antonello Rustico, presidente della Sezione ANPI “Michele D’Addato” di Bisceglie.

La lapide presso l’università di Torino che ricorda il gesto di sfida verso la dittatura in orbace dei quattro docenti che lavorarono in quella sede: Mario Carrara, Francesco Ruffini, Lionello Venturi e Gaetano De Sanctis.

“L‘8 ottobre 1931 Mussolini impone ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista. Dodici docenti ordinari su 1250 rifiutano di piegarsi al duce, perdendo nello stesso tempo la cattedra e la libertà. Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra – questi i nomi di coloro che compiono un gesto essenziale in nome di quegli «ideali di libertà, dignità e coerenza interiore» nei quali erano cresciuti. Dodici uomini, differenti per origini, carattere, modi di pensare, attitudini sociali e radicamento alla vita, che in quell’autunno salgono in cattedra per insegnare che dire di no è una scelta di veridicità dovuta prima di tutto a se stessi.”

È questo l’incipit di un libro, di cui a fine testo trovate il riferimento, nel quale si riflette su un episodio forse poco conosciuto e a volte anche dimenticato della nostra storia: l’adesione e la fascistizzazione delle scuole e delle università in Italia ai tempi del regime.

Lo Stato totalitario e la cancellazione dei diritti inalienabili della persona umana si suole farlo iniziare con le leggi cosiddette “fascistissime” del 1925. Percorso che nel 1928, con la modifica della legge elettorale, ha condotto alla lista unica nazionale di candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo e che pian piano culminerà, con la legge 129/1939, nell’esautorare il Parlamento, modificando lo Statuto Albertino e sopprimendo la Camera dei Deputati.

In sintesi: il Partito Nazionale Fascista era l’unico partito ammesso, con Regio Decreto n. 1848 del 6 novembre 1926 che prevede lo scioglimento di tutti i partiti, associazioni e organizzazioni che esplicano azione contraria al regime.

Il Primo ministro doveva rispondere del proprio operato solo al re d’Italia e non più al Parlamento, la cui funzione era così ridotta a semplice luogo di riflessione e ratifica degli atti adottati dal Potere esecutivo;  il Gran Consiglio del Fascismo, presieduto da Mussolini e composto da vari notabili del regime, era l’organo supremo del PNF e quindi dello Stato (legge n. 2693/1928).

C’è da precisare però che nel campo dell’educazione, qualche anno prima, il 21 aprile (Natale di Roma) del 1925, ad opera di Giovanni Gentile, venne redatto un manifesto che prese il titolo di Manifesto degli intellettuali fascisti. Lo scopo era quello di giustificare da un punto di vista ideologico la fascistizzazione della società che era già iniziata con la violenza e i soprusi. Dotare il neonato regime di una base ideologica fu una delle principali preoccupazioni di Mussolini sin dall’inizio della presa del potere. In questo Manifesto, firmato da 250 docenti e intellettuali, tra cui 33 di origine ebraica, si cercava di giustificare, in chiave pseudo-liberale, il movimento fascista e si determinò così l’inizio della limitazione delle libertà personali e collettive.

Tra i primi firmatari rammentiamo: Gabriele D’Annunzio, Gioacchino Volpe, Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti. Gli ultimi due poi presero le distanze dal regime e furono in parte riabilitati.

In risposta a quel Manifesto fu preparato e diffuso anche un Anti Manifesto firmato di intellettuali antifascisti, pubblicato il primo maggio (Festa dei Lavoratori) del 1925, redatto da Benedetto Croce su sollecitazione di Giovanni Amendola, più tardi assassinato dai fascisti.

L’adesione fu significativa e molti furono i nomi dell’intellighenzia italiana che si opposero al regime. Vogliamo ricordare, oltre Croce e Amendola, Luigi Einaudi, Pietro Calamandrei, Giustino Fortunato, Matilde Serao, Eugenio Montale, Gaetano Mosca e Gaetano Salvemini, oltre che ovviamente i succitati 12 nomi che più tardi nel 1931 non firmarono il giuramento.

Il regime, nel 1931, enfatizzò molto il fatto che solo 12 su più di 1200 docenti non firmarono il Giuramento. Necessita però fare una precisazione.

Pur restando encomiabile e dal gradissimo valore simbolico della scelta dei dodici – poi diciotto – docenti, la strategia degli antifascisti fu anche un’altra. Su invito dello stesso Croce, di Togliatti e dei vertici cattolici, si invitò ad accettare il giuramento optando con una “riserva interiore”. La perdita del posto di lavoro e della futura pensione erano dei veri e propri ricatti che non tutti ebbero la forza di contrastare in modo così diretto. Inoltre, lo svuotamento delle cattedre delle università italiane di docenti antifascisti avrebbe consentito l’occupazione di docenti più allineati rendendo più forte la propaganda e l’educazione degli studenti, più allineata pertanto ai dettami del regime stesso. Dunque, molti di quei docenti che avevano firmato il Manifesto degli intellettuali antifascisti, prestarono poi giuramento con questa clausola occulta.

A quei dodici iniziali, in realtà, dobbiamo sommare anche coloro che per sottrarsi al Giuramento andarono in pensione anticipatamente come Vittorio Emanuele Orlando o chi migrò all’estero come Giuseppe Borgese o Pietro Sraffa, esule a Cambridge.

Francesco Ruffini uno dei firmatari (di cui ci fu anche il figlio) scrisse ad Albert Einstein nella speranza che una protesta a livello internazionale avrebbe potuto far recedere il regime italiano nell’intento di questa malevola iniziativa.

Einstein scrisse al ministro Alfredo Rocco con l’intento di dissuaderlo. Un collaboratore del ministro, Giuseppe Righetti, gli rispose prontamente, rassicurandolo e minimizzando l’evento. Nel diario dello scienziato fu poi trovato un commento relativo all’episodio in questione: «In Europa andiamo incontro a bei tempi…».

Come ANPI BAT allora vogliamo riflettere sul gesto dei 12 nostri connazionali che non si piegarono e, contro ogni calcolo di strategia o convenienza, rifiutarono di firmare l’appello subendo di persona e con le relative famiglie dure conseguenze. 

Interessantissime le loro biografie che dimostrano come a volte, pur contro una maggioranza silenziosa e complice, vale molto di più una minoranza convinta e coerente e che il loro sacrificio ha rappresentato il seme della rivolta che sarebbe cresciuto e sbocciato nelle giornate di lotta e liberazione del nostro 25 Aprile.

A loro va la nostra totale stima e ammirazione, sperando che quel sacrificio non sia reso vano dalle tendenze attuali, sovraniste e populiste, che esattamente come novant’anni fa orientarono il Paese verso la catastrofe e la barbarie.

  • Per chi volesse approfondire:

Giorgio Boatti,Preferirei di no, Einaudi, 2001

La Resistenza militare di Kos

Sergio MURAGLIA di Andria
Antonio D’AMBRA di Barletta
Alfonso BASILE di Canosa di Puglia
Lapide che ricorda gli ufficiali italiani fucilati a Kos

All’8 settembre 1943, Kos (all’epoca Coo) è presidiata da circa 4.000 soldati italiani. All’alba del 3 ottobre, alcuni reparti guidati dal generale Friedrich Wilhelm Müller, già soprannominato “macellaio di Creta”, sbarcano sull’isola. In breve tempo la battaglia volge a favore dei Tedeschi. Gli Italiani sono considerati traditori: almeno 90 sono gli ufficiali italiani che vengono fucilati per rappresaglia. Sottufficiali e soldati vengono invece deportati e internati nei lager nazisti dove vengono utilizzati come lavoratori coatti. La lunga occupazione tedesca di Kos, brutale ed efferata, ha come vittima principale, oltre ai soldati italiani, la popolazione, in particolare la comunità ebraica, interamente deportata nei campi di sterminio. (fonte: Isabella Insolvibile, Kos 1943-1948. La strage, la storia, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2010).

Vengono catturati a Kos (Coo) molti soldati della nostra provincia.

20 di Andria: Giovanni Acquaviva, Antonio B(u)onomo, Michele D’Ettole, Giuseppe Dell’olio, Riccardo Di Palma, Antonio Isonzo, Francesco Leonetti, Giovanni Leonetti, Michele Lorusso (Lo Russo) (ucciso il 7 ottobre 1943 – vedi foto lapide), Giuseppe Lotito, Riccardo Massaro, Nicola Mastrolillo, Sergio Miraglia (Muraglia), Francesco Monterisi (riesce a evadere il 20 novembre 1943), Salvatore Monterisi, Sergio Muraglia (diventa partigiano nella Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia” in Jugoslavia), Antonio Piccininno, Antonio Pistillo, Salvatore Regano, Giovanni Rotolo (liberato dall’Armata rossa sovietica e affidato ai partigiani serbi il 15 ottobre 1944).

11 di Barletta: Francesco Cafagna, (internato nel campo di concentramento di Antimachia, evade il 21 dicembre 1943 e ripara in Turchia), Francesco Conese, Domenico D’Amato, Antonio D’Ambra (disperso il 31 ottobre 1943 a Coo), Savino De Fazio, Giuseppe De Martino, Ruggiero Peschechera, Emanuele Solofrizzo, Michele Tamborra, Giovanni Vaccariello, Angelo Velasquez (Capitano del 10° Reggimento di Fanteria. L’8 settembre 1943 viene catturato, malmenato, condotto nel castello di Coo, sottoposto a un processo farsa, trascinato nella piana di Linopoti dove viene fucilato per rappresaglia e gettato in una fossa comune. Il 10 settembre 1954 la salma viene recuperata e traslata nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari. A lui è stata intitolata una strada nel comune di Manfredonia. Vedi foto lapide)

8 di Bisceglie: Mauro Amoruso, Andrea Guglielmi, Donato Lopopolo, Giuseppe Losapio (trucidato nell’isola di Coo il 30 ottobre 1943), Vito Losciale, Pietro Pasculli (riesce a evadere il 19 novembre 1943), Giuseppe Preziosa (l’8 dicembre 1943 viene imbarcato dai Tedeschi sulla nave “Gradisca” e liberato dagli Inglesi, mentre era a bordo della nave, nel mare Ionio), Pietro Ricchiuti.

6 di Canosa: Alfonso Basile (catturato a Coo, il 3 ottobre 1943. Liberato dai partigiani della Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia” in Jugoslavia il 16 novembre 1943. Dal giorno successivo passa nelle file partigiane della stessa Divisione rimanendo ferito il 12 aprile 1945. Decorato con Medaglia di Bronzo al Valor militare), Gioacchino De Feo (soldato del 36° Raggruppamento Artiglieria a Coo. Partigiano combattente dal 1° novembre 1944 nella Divisione d’assalto “Garibaldi – Italia”, in Jugoslavia), Paolo Michele Lagrasta, Pasquale Mastropasqua, Luigi Roselli, Riccardo Zagaria.

1 di Spinazzola: Sebastiano Lovaglio.

3 di Trani: Giuseppe Lomolino, Giuseppe Nugnes, Giuseppe Termine.

1 di Trinitapoli: Cosimo Nirchio

da “Deportati, Internati Militari, Partigiani e Vittime della vendetta tedesca della Provincia di Barletta Andria Trani” di Pati Luceri e Roberto Tarantino, aprile 2021, Grafiche Giorgiani, Castiglione (Le).