Sezioni Comunali
SEZIONE COMUNALE DI ANDRIA “DONNE DELLA RESISTENZA”
Sede: Via Riccardo Ceci 73 c/o Maurizio De Giglio, 76123 Andria BT
Presidente: Gemma DE CHIRICO
Telefono: +39 347 006 5708 – Email: anpiandria@gmail.com
La Sezione comunale di Andria è intitolata alle “Donne della Resistenza”
Il numero di donne che contribuì alla Resistenza Italiana, secondo alcune fonti, fu molto elevato. Il loro supporto cominciò dagli inizi della lotta partigiana, fino all’aprile del 1945, quando vi fu la liberazione dell’Italia dai nazifascisti.
La Storia delle donne della Resistenza, che diedero un contributo determinante alla Lotta di liberazione, per anni è stata dimenticata; eppure “le donne furono la resistenza dei resistenti” (Ferruccio Parri).
Alcune stime della partecipazione femminile alla Resistenza: 70.000 donne organizzate nei Gruppi di Difesa della Donna; 35.000 donne partigiane, che operavano come combattenti; 20.000 donne con funzioni di supporto; 4.563 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti; 2.900 giustiziate o uccise in combattimento; 2750 deportate nei lager nazisti; 1700 donne ferite 623 fucilate e cadute; 512 commissarie di guerra; 19 medaglie d’oro e 17 medaglie d’argento.
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SEZIONE COMUNALE DI BARLETTA “DANTE DI NANNI”
Sede: Via Ettore Fieramosca 44 c/o Giuseppe Schiavone, 76121 Barletta BT
Presidente: Giuseppe SCHIAVONE
Telefono: 3279844185 – Email: anpibarletta@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/anpidantedinannibarletta/
La Sezione comunale di Barletta è intitolata a “Dante DI NANNI”
Figlio di genitori di origine pugliese (padre di Andria, madre di Barletta), fin da giovanissimo comincia a lavorare in fabbrica, proseguendo gli studi alla scuola serale.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nell’Aeronautica, che abbandona subito dopo l’armistizio del 1943.
Rifugiatosi nelle montagne piemontesi, si unisce inizialmente ad un gruppo partigiano guidato da Ignazio Vian, per poi convergere nei GAP di Giovanni Pesce, il comandante “Visone”.
E’ il 17 maggio del ’44 quando Dante Di Nanni, assieme ai compagni Giuseppe Bravin, Giovanni Pesce e Francesco Valentino, effettua un attacco ad una stazione radio che disturbava le comunicazioni di Radio Londra.
Prima dell’azione, il gruppo di Gappisti disarma i militari preposti alla difesa della stazione e decide di graziarli in cambio della promessa di non dare l’allarme; ma i nove soldati tradiscono l’accordo e, ad azione terminata, i quattro partigiani vengono sorpresi ed attaccati da un gruppo di nazifascisti.
Ne segue uno scontro a fuoco in cui Bravin e Valentino vengono feriti e catturati; portati alle carceri Le Nuove, saranno torturati a lungo ed infine impiccati il 22 Luglio: Bravin aveva 22 anni, Valentino 19. Anche Pesce e Di Nanni vengono colpiti durante lo scontro, ma il primo riesce a portare in salvo il compagno più giovane, gravemente ferito da 7 proiettili. Di Nanni viene trasportato nella base di San Bernardino 14, a Torino, dove un medico ne consiglia l’immediato ricovero in ospedale; Giovanni Pesce, allora, si allontana dall’abitazione per cercare aiuto e organizzare il trasporto del compagno, ma al suo ritorno trova la casa circondata da fascisti e tedeschi, avvertiti della presenza dei Gappisti dalla soffiata di una spia.
Nonostante le gravi condizioni in cui versava, Di Nanni rifiuta di consegnarsi al nemico e resiste a lungo all’attacco nazifascista, barricandosi nell’appartamento del terzo piano e riuscendo ad eliminare diversi soldati tedeschi e fascisti con le munizioni rimastegli.
La sua eroica resistenza è riportata dalle parole dello stesso Giovanni Pesce che assistette in prima persona alla scena: «Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.» (Giovanni Pesce, Senza tregua – La guerra dei GAP, Feltrinelli, 1967) Nel 1945 viene insignito della Medaglia d’Oro al valor militare.
LINK ESTERNI
https://www.anpi.it/donne-e-uomini/1080/dante-di-nanni
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SEZIONE COMUNALE DI BISCEGLIE “MICHELE D’ADDATO”
Sede: Via Cardinale dell’Olio 30, 76011 Bisceglie BT (c/o Laboratorio urbano Palazzo Tupputi)
Presidente: Rosalba D’ADDATO
Telefono: +39 392 698 8358 – Email: anpi.bisceglie.bat@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ANPI-Bisceglie-531733223987039/
La Sezione comunale di Bisceglie è intitolata a “Michele D’ADDATO”
Michele D’Addato, nato a Bisceglie il 20 febbraio 1921, è stato partigiano della Resistenza italiana (nome di battaglia: Pancho) in Piemonte e più precisamente nella Valsesia e Valsessera dall’8 settembre 1943 sino alla liberazione dal nazifascismo, avvenuta il 25 Aprile del 1945.
Il partigiano Michele, quel noto 8 settembre, era a Biella, all’epoca in provincia di Vercelli, presso la Caserma Noe del 53° Reggimento Fanteria, come militare. Questo Reggimento aveva partecipato alla campagna di Russia e solo una parte era rimasto a Biella. Michele in realtà aveva lasciato Bisceglie già qualche anno prima e non per motivi militari, bensì per la sua passione, a quel tempo divenuta anche professione: il calcio. Era stato ingaggiato prima a Bergamo nell’Atalanta all’età di 17 anni.
I primi giorni a ridosso dell’8 settembre furono, come dappertutto per i militari italiani, di grande confusione e sbandamento. Anche per Michele quei giorni non furono facili. Trovò riparo presso una famiglia di conoscenti, originaria di Bisceglie ma trasferita lì già da molti anni. La località era Roasio, in provincia di Vercelli e presumibilmente si pensa che il periodo di rifugio in questa casa sia stato un arco temporale di un mese circa.
Nel mese di novembre del 1943, proprio in quelle zone del Novarese e Vercellese, si formano le prime formazioni partigiane di cui le più famose sono le diverse divisioni Garibaldi con a capo Cino Moscatelli.
Michele farà parte della prima Divisione Fratelli Varalli e poi della 82° Brigata “Giuseppe Osella”. Sostanzialmente, con il grado di caposquadra del vettovagliamento, rimarrà in quelle zone sino alla liberazione dal nazifascismo. Valsesia e Valsessera saranno purtroppo segnate da vari massacri compiuti dai nazifascisti e forse proprio questo sarà un elemento che porterà il partigiano Michele a non parlare spontaneamente di quel periodo della sua vita trascorso tra le montagne piemontesi. Non a caso il Piemonte è la regione d‘Italia più decorata e anche quella che ha dato il contributo di sangue più alto nella guerra di liberazione dal nazifascismo.
Non lontano da Roasio, il 9 agosto del 1944 a causa di una rappresaglia nazifascista morirono 22 persone, a causa di due soldati tedeschi uccisi dai partigiani. E qui ci sono alcuni paesi famosi per stragi. Ricordiamo ad esempio due luoghi molto vicini a Roasio: Buronzo e Curino.
Spesso avvenivano rastrellamenti e la vita in quegli anni deve essere stata proprio dura. Dei ricordi che i figli e la moglie hanno possiamo menzionare “cibo scarso e difficoltà di reperire anche l’acqua, freddo durante l’inverno e rischio quotidiano della vita quando si scendeva in paese per rifornirsi di alcuni generi alimentari”.
La vita quotidiana si svolgeva nascondendosi tra le montagne e i casolari abbandonati per ripararsi dalle intemperie e per creare dei collegamenti con la popolazione civile. I figli riportano che Michele raccontava che, nonostante la sua intransigenza, il celeberrimo Moscatelli accettò la sua scelta. Cosa non facile in quelle condizioni, perché la fiducia e la disciplina erano il cardine di un sistema precario e comunque molto rischioso per l’incolumità propria e altrui.
Importante è stato il sostegno della popolazione civile, che ha sempre protetto e sostenuto con viveri e altri beni di prima necessità questi giovani partigiani, a rischio anche loro della propria vita e di quella di tutta la famiglia.
Dopo la liberazione, il partigiano Michele ritornò a Bisceglie, impiegando quasi un mese e vi arrivò nel giugno del 1945. La sua storia continuò a Bisceglie ma con la sua passione e professione del calcio ebbe modo di viaggiare molto e cambiare spesso domicilio. Morì nel 1982, lasciando dei ricordi attraverso la moglie e i figli che rammentano bene anche piccoli episodi di vita quotidiana trascorsa lassù sulle montagne.
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CHE COMPRENDE LE SEZIONI COMUNALI DI MINERVINO MURGE “MICHELE LOMBARDI BUK” E SPINAZZOLA
Sede: Via Fratelli Bandiera 24, 76013 Minervino Murge BT (c/o Associazione Cecchino Leone)
Presidente: Giuseppe CHIODO
Telefono: +39 338 985 0653 – Email: peppino.chiodo@libero.it
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ANPI-Minervino-Murge-103513864337792/
La Sezione comunale di Minervino Murge è intitolata a “Michele LOMBARDI BUK”
Il partigiano minervinese Michele LOMBARDI, nome di battaglia “Buk”, morì a Bocchetta del Croso per le ferite riportate in combattimento contro i nazifascisti il 13 marzo 1944 all’età di 20 anni.
Nel febbraio del 1944, quasi tutti i partigiani operanti nel Biellese centro-orientale si spostano in Valsesia, nel piccolo centro di Rassa, “cerco – racconta nelle sue memorie Anello Poma, uno dei protagonisti – ovviamente di darmi da fare per ricostituire i reparti […] Facciamo del buon lavoro di riorganizzazione e per apprestare la difesa, perché arrivano notizie di possibili rastrellamenti”.
Il 12 marzo, però, in condizioni precarie per una copiosa nevicata, i partigiani, si trovano a dover sostenere un nuovo e massiccio attacco. La colonna nazifascista costringe i partigiani del “Piave” e del “Bandiera” a porsi al riparo, ma un gruppo di uomini del “Piave” e ed una squadra del “Bandiera” finiscono per trovarsi divisi dal grosso dei due distaccamenti. Si mettono in marcia, attorno alle 18 giungono a Mezzanaccio (m 1.294). Nessuno pensa che i nazifascisti sarebbero tornati ad attaccare.
I nazifascisti, intanto, si sono acquartierati a Rassa, hanno allestito postazioni, piazzato alcuni potenti riflettori per illuminare gli scoscesi pendii che circondano la piccola località. Alle 4 del mattino di lunedì 13 i garibaldini, che hanno trascorso la notte nelle baite, si avviano affondando nella neve fino alla cintola, ma passo dopo passo si avvicinano al crinale dal quale s’intravede la bocchetta del Croso raggiungendo la dorsale attorno alle 8. Improvvisamente raffiche di armi automatiche rintronano nella vallata.
La situazione si presenta drammatica: alcuni, spossati e feriti sono catturati. Tutto sembra perduto, ma un piccolo dosso offre la possibilità di opporre una estrema resistenza. Dalla postazione gli otto sparano tutti i colpi dei loro fucili e il solo caricatore del mitragliatore.
L’offensiva partigiana riesce a contenere temporaneamente l’azione dei nazifascisti, consentendo a numerosi partigiani di distanziarsi ed evitare la cattura, ma esaurite le munizioni, la sola alternativa rimasta è di trovare una piccola nicchia tra la neve e il ghiaccio. Proprio durante questo tentativo è ucciso Michele Lombardi “Buk” di Minervino Murge per le ferite riportate.
Michele Lombardi, il giovane contadino dagli occhi e dai capelli castani nato a Minervino Murge il 7 marzo 1924 è il secondogenito di una famiglia di contadini; dopo aver frequentato le prime quattro classi della scuola elementare, come moltissimi suoi coetanei trascorre gli anni adolescenziali tra i campi petrosi delle Murgia. Il 23 marzo 1938, intanto, in seguito a complicanze nel parto perde sia la madre che la neonata sorella Gemma.
Il 20 maggio 1943 è chiamato alle armi ed arruolato nel 64° Reggimento Fanteria, l’8 settembre, mentre il Paese precipita nel caos, non esita un momento a raggiungere le montagne ed intraprendere la lotta partigiana assieme al Distaccamento “Fratelli Bandiera”.
Durante i mesi di lotta partigiana prende parte con coraggio ed ardore alle azioni della sua banda, fino a quando nel combattimento in località Bocchetta del Croso le ferite infertegli dalle armi nazifasciste lo uccidono.
Michele ha poco più di vent’anni, un padre, una sorella, un fratello che vivono in quella terra lontana che non rivedrà mai più. Il suo corpo, sino al 1967, riposa a Rassa, quando i familiari inoltrano richiesta per esumare la salma e ricondurla nella terra natia.
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http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=845
CHE COMPRENDE LE SEZIONI COMUNALI DI TRINITAPOLI “GIUSEPPINA URBANO E NICOLA LEONE”, MARGHERITA DI SAVOIA E SAN FERDINANDO DI PUGLIA “EMIDIO MASTRODOMENICO”
Sede:
Presidente: Luca CARULLI
Telefono: +39 320 913 3305 – Email: carulli688@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ANPI.Trinitapoli
La Sezione comunale di Trinitapoli è intitolata a “Giuseppina URBANO e Nicola LEONE”
Giuseppina URBANO, figlia di Lodovico e di Lucia Palombo. Nata a Trinitapoli il 3 maggio 1911. Residente a Verona. Inquadrata nella Brigata “Avesani” dal 1° giugno 1944 al 30 aprile 1945, operativa nel Veneto con incarichi di distribuzione armi e munizioni e porta ordini. Collaborò e affiancò il marito Michele LANOTTE (di Barletta), Maresciallo Maggiore dei Carabinieri, partigiano combattente ferito, allora comandante della stazione Carabinieri di San Pietro in Cariano (VR).
Dopo la cattura di questi avvenuta da parte dei Tedeschi nella prima decade dell’ottobre 1943, continuava la sua attività di partigiana nascondendo armi e munizioni. Pur avendo avuto per ben tre volte, durante l’occupazione tedesca, il marito arrestato e torturato dai nazifascisti e ferito in varie parti del corpo da raffiche di mitra dalle Brigate Nere e pur avendo avuto gettate sulla pubblica strada dai nazifascisti tutte le masserizie, non abbandonò mai la sua attività nella lotta di resistenza, fornendo notizie e armi. Pur essendo attivamente ricercata dalle autorità militari della Repubblica Sociale Italiana, non cessò la sua attività nella lotta di Resistenza fino alla data della Liberazione.


Nicola LEONE figlio di Giuseppe e di Angela Leone. Nato a Trinitapoli il 6 agosto 1906. Capitano di complemento nell’Autocentro di Savona.
Combatte a partire dal 1° febbraio 1944, con il nome di battaglia “Piave”, nelle file della 3ª Brg. Garibaldi “Liguria” (che dall’agosto 1944 diventerà 3ª Divisione “Liguria Cichero”).
Fucilato a Passo Mezzano Isoverde Campomorone (GE), l’8 aprile 1944.
Motivazione della Medaglia d’Argento al Valor militare alla Memoria: “In servizio militare alla data dell’Armistizio, del settembre 1943, opponeva con i suoi soldati strenua resistenza all’invasione tedesca. Ritiratosi in montagna organizzava un distaccamento partigiano addestrandolo all’uso delle armi e sosteneva valorosamente con esso ripetuti e violenti attacchi di forze preponderanti nemiche. Dopo alcuni giorni di impari lotta faceva ripiegare il distaccamento su posizioni più adeguate alla difesa, coprendo con il fuoco della propria arma la ritirata dei suoi uomini. Consumata fino all’ultima cartuccia, cadeva nelle mani del nemico pagando con la vita il suo eroico sacrificio. Savona, 8 settembre 1943 – 8 aprile 1944.
Assieme a Nicola Leone, sono fucilati: Giovanni Campora anni 19, Ettore Binci anni 20, Giacomo Rivera anni 19, Serafino Dellepiane anni 21, Rizzardo Giuliani anni 40, Giuseppe Gastaldo anni 21, Andrea Prasio anni 35, Battista Trucco anni 19, Primo Cavallieri anni 19, Amerigo Frediani anni 19, Elio Grondona anni 19, Giovanni Dellepiane anni 19, Carlo Pouschin anni 38, Liliano Giordano anni 20 e quattro ignoti.

LINK ESTERNI
http://www.straginazifasciste.it/wp-content/uploads/schede/Isoverde,%20Campomorone,%2008.04.1944.pdf
SEZIONE COMUNALE DI SAN FERDINANDO DI PUGLIA “EMIDIO MASTRODOMENICO”
Sede: Via Cialdini, 76017 San Ferdinando di Puglia BT (c/o CGIL)
Presidente: Cinzia PETRIGNANO
Telefono: 349 070 4871 – Email: cinziapetrignano@gmail.com
La Sezione comunale di San Ferdinando di Puglia è intitolata a “Emidio MASTRODOMENICO”
Emidio Mastrodomenico nasce l’1 novembre 1922 a San Ferdinando di Puglia. Era agente di pubblica sicurezza del commissariato di Lambrate.
Durante la Repubblica di Salò, quando i commissariati diventano i covi della peggior teppaglia, prende contatto con altri agenti fidati e forma una brigata d’assalto in collegamento con le formazioni partigiane.
Viene arrestato il 16 aprile 1944 da agenti della SIPO-SD; un agente, catturato prima di lui, ha fatto il suo nome. Al sesto raggio, la parte del carcere di San Vittore dove vengono rinchiusi i politici, viene accolto con diffidenza dai compagni di cella. Lo credono una spia.
Le torture, le botte che i fascisti e i tedeschi non gli risparmiano, saranno purtroppo la prova migliore della sua onestà.
Viene fucilato insieme ad altri 14 partigiani da un plotone di miliziani fascisti della Legione Muti e della Guardia Nazionale Repubblicana nelle prime ore del 10 Agosto in Piazzale Loreto a Milano.
Solo a guerra finita i genitori sapranno, nel loro paese di San Ferdinando di Puglia, della sua morte.
LINK ESTERNI
https://www.anpi.it/donne-e-uomini/286/emidio-mastrodomenico
Mastrodomenico Emidio
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