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78° anniversario degli eventi del Settembre 1943

Settembre 1943: Barletta, fra le prime città in Italia, sperimenta sulla propria pelle la vendetta tedesca che, fino all’aprile 1945, macchierà di sangue la Penisola.

I soldati del locale Presidio militare agli ordini del colonnello Francesco Grasso, pur con poche armi, resistono e riescono a respingere l’attacco nemico ma, abbandonati dai comandi superiori che non inviano gli aiuti richiesti, sono costretti ad arrendersi. 37 soldati perdono la vita nella difesa di Barletta. Segue l’occupazione della città e la vile uccisione di 34 civili. A Spinazzola, in località Murgetta Rossi, i Tedeschi uccidono 22 soldati italiani sbandati che, disarmati, cercavano la strada di casa.

A 78 anni da quelle tragiche giornate, ricordiamo non solo la Resistenza militare e le vittime della violenza tedesca, ma onoriamo la memoria di tutte le donne e tutti gli uomini originari delle nostre città che contribuirono a liberare l’Italia: gli militari che dissero NO a ogni collaborazione con l’ex alleato e con la repubblica fantoccio di Salò e furono internati nei lager nazisti; le partigiane e i partigiani che si batterono in Italia, in Grecia, in Jugoslavia, in Albania per sconfiggere il nazifascismo.

78° anniversario degli eventi del Settembre 1943

da “Tre episodi della Liberazione nel Sud” di Francesco Saverio Nitti, La Nuova Italia Editrice, 1965.

CRONACHE DELLA RESISTENZA – DIARIO DELL’ OCCUPAZIONE TEDESCA IN BARLETTA (Settembre 1943)

Nei giorni 1 1 e 12 settembre 1943 le nostre forze armate in Barletta, nel momento del maggiore dissolvimento dell’esercito territoriale, quando poteva apparire pazzesco e contrario alle abitudini l’ «agire d’iniziativa», assunsero in pieno la responsabilità, sotto la guida di ottimi ufficiali, di una coraggiosa e temeraria iniziativa intesa a impedire con la forza l’occupazione armata della città da parte di preponderanti forze nemiche tedesche.

È deceduto, all’età di 97 anni, il partigiano barlettano Vito Cuonzo.

Aviere specialista motorista nel 1° Reparto addestramento di Aviano(UD) viene catturato dai Tedeschi il 12 settembre 1943 e impiegato in lavori di manovalanza fino al 25 ottobre 1943 quando riesce a evadere e a rifugiarsi presso una famiglia locale che lo accoglie.

Il 25 agosto 1944 aderisce alla Resistenza, entrando nel battaglione garibaldino “Pantera” agli ordini del comandante “Uranio”.

Il 25 ottobre dello stesso anno la sua formazione è costretta a sciogliersi a causa dei “grandi rastrellamenti” nazifascisti dell’inverno del 1944.

Sottrattosi alla cattura, Vito continua la sua attività partigiana nel 3° Battaglione della Brigata “Maggiore Martelli” della IV Divisione “Osoppo Friuli” fino al termine della guerra.

Rientra a Barletta nel giugno del 1945.

Alla sua famiglia il cordoglio e la vicinanza dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e di tutti gli antifascisti barlettani.

Storie di Internati militari biscegliesi

dalla Sezione ANPI “Michele D’Addato” di Bisceglie

Classe 1924, Giuseppe Papagni ci accoglie nella sua casa, in via Abate Bruni, sorridente. Mi accompagna l’ing. Pietro Preziosa, anche lui figlio di un internato militare (IMI), Francesco Preziosa. Entrambi hanno ricevuto la medaglia d’onore, lo scorso 2 giugno, dal prefetto di Barletta per il riconoscimento di quest’“altra resistenza”, come fu definita da un altro IMI molto noto in Italia, Alessandro Natta, segretario del Partito Comunista Italiano dopo il partigiano Luigi Longo.

Giuseppe Papagni era diciannovenne quando, il 22 agosto del 1943, è partito dalla stazione di Barletta per il servizio militare: destinazione Acqui Terme, provincia di Alessandria, in Piemonte, al deposito del secondo Reggimento artiglieria di Corpo d’Armata, dove giunse il 27 agosto.

Non passano che un paio di settimane quando arriva la notizia dell’Armistizio. Questo significherà l’inizio di una drammatica avventura che vedrà coinvolti in Italia circa 650.000 soldati.

Infatti, il 9 settembre la sua caserma fu circondata dai tedeschi che, al diniego di partecipare al loro fianco, lo “caricarono” sul treno diretto in uno dei tanti campi di lavoro coatto creati proprio per i soldati italiani che rifiutavano di collaborare militarmente alla guerra al fianco dei nazifascisti.

Iniziò così il suo “lavoro”. Destinazione fu un campo ubicato a Iserlohn nella regione del Palatinato settentrionale/Vestfalia. Il sig. Papagni fu destinato a un grande stabilimento metalmeccanico a Menden, a pochi chilometri dal campo. Ci racconta che lavoravano circa 2000 persone con una grande varietà di nazionalità: italiani, jugoslavi e russi.

Le giornate erano scandite da un duro lavoro. I ricordi di quel periodo sono un po’ sbiaditi, ma alcune cose in modo particolare gli sovvengono in modo chiaro, come per esempio il cibo razionato ma presente, una vivibilità al limite del decente ma dignitosa e dopo circa sei mesi, quando passarono allo status di civili, rammenta di una paghetta che gli consentiva di comprare qualche bibita e del pane la domenica, unico giorno di riposo.

I soldati tedeschi apostrofavano gli italiani con l’epiteto di Badogliani. Il Papagni ricorda di aver ricevuto anche un invito a lasciare lo status di lavoratore coatto e di lottare con i tedeschi. Ma lui rifiutò e preferì restare lì nel campo con gli altri italiani sino alla desiderata liberazione.

Ovviamente ci racconta che spesso si completava la cena andando nei campi a “rubare patate o carote” disperse nei terreni o sottraendo altro cibo dal magazzino della fabbrica. La lingua rappresentava un grande ostacolo, ma una parola la ricorda ancora oggi: essen che in tedesco significa mangiare, esigenza primaria e fondamentale in quella circostanza.

Ripercorrendo il foglio matricolare, la sua permanenza finirà con la liberazione da parte degli americani del campo di lavoro. Rammenta la Croce Rossa con i pacchi di viveri e i circa 30 gg. di permanenza prima del rimpatrio avvenuto in camion e poi in treno e terminato a Barletta il 28 agosto del 1945.

La semplicità di Giuseppe Papagni e il modo con il quale ancora ricorda alcuni particolari è sorprendente, come la punizione ricevuta per non aver compreso un ordine in tedesco, ma in generale le sue condizioni di salute, vista anche la giovane età, erano buone. In quei due anni non ebbe malattie o ferite e le condizioni in fabbrica erano certamente migliori di altri lavori all’esterno, al freddo o vessati dai soldati di turno.

Al ritorno in patria, non ricorda una calda accoglienza da parte dei propri concittadini. Infatti, testimoniato da più parti, questi nostri soldati internati spesso venivano tacciati di “imboscati” dai partigiani e traditori dai “fascisti” per non aver accettato di lottare al loro fianco nella neonata Repubblica fantoccio di Salò.

Tardivo ma importante è il riconoscimento di queste “storie” che hanno trovato una vera e svolta nella legge 296 del 27 dicembre del 2006 durante la presidenza Ciampi e Governo Prodi bis. Riconoscimento confermato poi dalle ricerche seguite, subito dopo il 2006.

Anche il nostro concittadino Giuseppe Papagni non ha sempre raccontato questi episodi, il lavoro coatto e il sacrificio per aver detto NO alle lusinghe nazifasciste. Per questo lo ringraziamo e gli diamo appuntamento alla presentazione di un importante libro sugli IMI proprio a Bisceglie alla manifestazione dei Libri nel Borgo antico, a fine agosto.

Perché è importante ricordare ma è dovere capire cosa sia stata quella pagina così nera della nostra storia di italiani, oggi liberi e antifascisti grazie anche a loro. Grazie Giuseppe a perpetua memoria!!!

A noi, biscegliesi, dunque, il compito di mantenere viva la memoria di queste testimonianze audaci e, gli IMI, persone che alla proposta di aggregarsi alle fila dei nazifascisti coraggiosamente rifiutarono pagandone le conseguenze. Compito che possiamo svolgere leggendo innanzitutto il libro del prof. Roberto Tarantino, presidente provinciale Anpi Bat, e prof. Pati Luceri, “Deportati, internati militari, partigiani e vittime della vendetta tedesca nella provincia Bat” (il volume è reperibile presso la sezione Anpi di Bisceglie oppure presso le Vecchie Segherie-Mondadori o ancora presso la libreria Prendi Luna). In questo libro sono censite 517 persone, di cui l’80% deportati nei lager e di questi il 19% morirono. Il 15% furono partigiani e il 5% patrioti.

Invitiamo tutti coloro che sono a conoscenza di storie simili di nostri concittadini a contattarci (anpi.bisceglie.bat@gmail.com).


Antonello Rustico, Presidente Sezione ANPI “Michele D’Addato” Bisceglie (BT)

25 aprile 2021

Il 25 aprile 2021 è alle nostre spalle. Il Covid ci ha condizionato, ma lo spirito con cui l’abbiamo celebrato rimane sempre identico. Nello zainetto dei miei ricordi porterò l’emozione di aver avuto, finalmente, tra le mie mani il libro suoi partigiani e i deportati della nostra provincia scritto con Pati Ippazio Antonio Luceri. Porterò le nostre “Strade di liberazione” che con la CGIL abbiamo realizzato in alcune città della BAT. E, poi, la videoconferenza del pomeriggio con i presidenti delle nostre sezioni comunali, con lo storico Giacomo Massimiliano Desiante e i rappresentanti della Provincia e di sette dei dieci comuni della BAT (peccato per gli altri). Porterò le parole della partigiana Luce Luciana Romoli, la nostra cara “Luce” che ha voluto essere con noi, e lo stupore, la commozione di chi l’ascoltava per la prima volta (che, poi, non è tanto diversa da quelle che prova anche chi la conosce e le vuole bene da anni). Non se ne abbia a male nessuno, ma ciò che non dimenticherò mai è la voce di Francesca “Francy” Petruzzelli, la più giovane partigiana di Barletta, col fazzoletto dell’ANPI al collo, d’avanti al murale dei fratelli Vitrani

CI SONO COSE DA FARE OGNI GIORNO:

LAVARSI, STUDIARE, GIOCARE,

PREPARARE LA TAVOLA

A MEZZOGIORNO.

CI SONO COSE DA FARE DI NOTTE:

CHIUDERE GLI OCCHI, DORMIRE,

AVERE SOGNI DA SOGNARE,

ORECCHIE PER SENTIRE.

CI SONO COSE DA NON FARE MAI,

NÉ DI GIORNO NÉ DI NOTTE

NÉ PER MARE NÉ PER TERRA:

PER ESEMPIO, LA GUERRA!

L’ANPI BAT celebra l’anniversario della Liberazione con i Sindaci e il Presidente della Provincia

Il prossimo 25 aprile 2021, con inizio alle 17,00, potete seguire in diretta streaming (sul canale YouTube “ANPI BAT OFFICIAL CHANNEL” – https://youtube.com/channel/UCsWXh3CSg7TAiEqWEXHubFQ) l’incontro, organizzato dall’ANPI BAT, con il presidente e i sindaci della provincia. Assieme a Massimiliano Desiante, ricercatore dell’IPSAIC di Bari, parleremo del contributo del Sud alla Resistenza e, in particolare, dei partigiani e dei deportati della BAT. Saranno presentate schede biografiche inedite di un protagonista della Resistenza per ciascuna delle città della Provincia. Penso che, per la prima volta, attorno a uno stesso tavolo (sia pure virtuale), ci saranno i rappresentanti di tutte le nostre città per celebrare l’anniversario della Liberazione e ricordare i nostri combattenti per la libertà. Spero che, in tanti, vorrete condividere questo momento. A presto. Grazie a Giancarlo Garribba per la locandina

Partigiano Francesco Paolo Del Vecchio, nato a Barletta il 15 luglio 1921 e fucilato a Udine il 9 aprile 1945.

Il 9 aprile 1945, a Udine, viene fucilato per rappresaglia, Francesco Paolo DEL VECCHIO di Michele e di Filannino Lucia, nato a Barletta il 15 luglio 1921. Prestava servizio, nella Legione di Trieste della Regia Guardia di Finanza di stanza in Croazia, ad Albona (Pola). Aderì alla Resistenza, nelle file della Div. “Garibaldi” con il nome di battaglia “Binchi”. Catturato dai nazisti mentre operava nella zona del Brennero, fu rinchiuso nelle carceri di via Spalato a Udine. Il 14 marzo 1945 il Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato condannò a morte 37 partigiani lì detenuti. Alcuni di loro furono graziati anche per l’intercessione dell’arcivescovo di Udine. Alle prime luci del mattino del 9 aprile 1945, 29 partigiani vennero condotti nel cortile della prigione, divisi in tre gruppi e fucilati da un plotone di SS. I partigiani vennero finiti a colpi di pistola. Fonti partigiane affermano che ai condannati fu rifiutata l’assistenza religiosa. Ogni anno in occasione dell’anniversario della strage si tiene una cerimonia in ricordo delle vittime presso la lapide posta nel Carcere di Udine. L’episodio è commemorato anche durante le cerimonie ufficiali per la Liberazione che si tengono a Udine.

Partigiano Nicola Leone, nato a Trinitapoli il 6 agosto 1906 e fucilato a Passo Mezzano nei pressi di Isoverde frazione di Campomorone (GE) l’8 aprile 1944 .

L’8 aprile 1944 viene fucilato a Passo Mezzano nei pressi di Isoverde frazione di Campomorone (GE) Nicola LEONE di Giuseppe e di Angela Leone, nato a Trinitapoli, il 6 agosto 1906. Capitano di complemento nell’Autocentro di Savona. Combatte a partire dal 1° febbraio 1944, con il nome di battaglia “Piave”, nelle file della 3ª Brigata Garibaldi “Liguria”. Medaglia d’Argento al Valor militare alla Memoria: “In servizio militare alla data dell’Armistizio, del settembre 1943, opponeva con i suoi soldati strenua resistenza all’invasione tedesca. Ritiratosi in montagna organizzava un distaccamento partigiano addestrandolo all’uso delle armi e sosteneva valorosamente con esso ripetuti e violenti attacchi di forze preponderanti nemiche. Dopo alcuni giorni di impari lotta faceva ripiegare il distaccamento su posizioni più adeguate alla difesa, coprendo con il fuoco della propria arma la ritirata dei suoi uomini. Consumata fino all’ultima cartuccia, cadeva nelle mani del nemico pagando con la vita il suo eroico sacrificio”.