Giovanni Minzoni, Terra incognita. Martirio, educazione, antifascismo.

Autore: Andrea Bosio
Casa Editrice: Effatà
Pagine: 222
Titolo: Giovanni Minzoni, Terra incognita.
Martirio, educazione, antifascismo.
Dopo un secolo dall’assassinio ….
Sono trascorsi cento anni dall’assassinio del sacerdote romagnolo Giovanni Minzoni.
Per l’occasione, il 23 Agosto nella città dell’eccidio Argenta, in provincia di Ferrara, c’è stata una celebrazione presieduta dal presidente della CEI Mons. Zuppi ed autorità politiche locali come il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini, il sindaco di Argenta ecc. ecc. a celebrarlo.
Il libro scritto dallo storico Andrea Bosio, tratteggia la vita, se pur breve ma molto intensa, di questo sacerdote di “periferia” che con la sua profetica semplicità, si oppose in modo naturale e nonviolento, alla violenza che caratterizzò quel periodo (i primi anni venti del secolo scorso) che furono il preludio al regime fascista.
Il testo, ripercorre attraverso la vita del sacerdote, la storia che caratterizzò quel periodo, e in modo chiaro ed esauriente, ricollega la vita personale di don Giovanni con gli eventi topici di quel periodo.
Parte dall’infanzia di questo fanciullo cresciuto in una famiglia semplice e borghese, liberale e cristiana. I suoi primi passi a Ravenna, poi l’emigrazione e lo studio in Seminario sino alla consacrazione nel 1909 e l’incarico, a sorpresa, nella città di Argenta.
Ma l’evento, che segnerà in modo indelebile don Giovanni, sarà lo scoppio della “Grande Guerra”. Egli non solo parteciperà al conflitto, recandosi al fronte come Cappellano con i “suoi” soldati, ma sarà anche decorato con una medaglia d’argento al valor militare, per essersi distinto in azioni di salvataggio di commilitoni rimasti incastrati in montagna, a rischio della propria vita.
Sarà però proprio l’esperienza della guerra a far maturare in don Giovanni la concretezza del vangelo e la sofferenza dell’umanità. Il testo riprende parti del suo Diario ed episodi avvenuti ad Argenta dopo la fine della guerra. Fu molto amato dai suoi concittadini, sia essi liberali che socialisti. Diede un grande impulso allo scoutismo e alle attività parrocchiali da oratorio che sociali. La sua parrocchia divenne un fermento di libertà e riflessione politica che andò inevitabilmente a “cozzare” con il clima da regime che si stava instaurando. La violenza squadrista, sotto gli occhi complici del Re e della Polizia, imperversava sovrana e a poco valsero le accuse di viltà e barbarie, che don Giovanni proferì all’indomani dell’assassinio di alcuni sindacalisti e braccianti del suo paese, qualche mese prima del suo assassinio.
Fu una vittima scelta e don Giovanni ne fu consapevole. Ecco perché il suo martirio, andrebbe valorizzato e compreso di più proprio oggi. Infatti, tre anni fa al vescovo di Ravenna, le tre famiglie dello scoutismo italiano (Masci, Agesci ed Esploratori d’Europa), hanno presentato la petizione nazionale per chiederne la beatificazione.
Quel delitto, rimarrà purtroppo un delitto impunito, spesso dimenticato (e non solo nel ventennio) e poco conosciuto.
Le pagine evidenziate dallo scrittore, sulle profetiche intuizioni di don Giovanni, ci dovrebbero far riflettere sul neofascismo di oggi.
Perché come diceva il grande storico Marc Bloch (anch’egli trucidato dagli alleati dei fascisti e più volte ripreso dall’autore) : “ la storia ha senso se studiando il passato comprendiamo bene il presente, altrimenti ne rimarrà solo uno sterile ricordo…”
Segnalo su Patria Indipendente, a questo link:
https://www.patriaindipendente.it/ci-guidavano-le-stelle/don-minzoni-un-assassinio-rimasto-impunito/
un articolo dello storico Francesco Soverina su in generale la figura di questo sacerdote Giovanni Minzoni con un importante inquadramento storico.